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Ho una cartina in mano,
ma le strade non hanno nomi.
I miei sentimenti
sono città senza insegne,
un cielo che non decide,
un vento che gira
senza trovare direzione.
E poi sei arrivato tu,
non come arrivano le scelte.
Sei arrivato come un treno sbagliato,
preso per stanchezza,
per caso,
per un incastro fragile
di giorni stanchi.
E io con te sto bene,
come si sta bene
sotto una coperta
mentre fuori infuria la tempesta.
Ma dimmi:
è amore
o solo tregua?
Ho paura delle cose che mi salvano,
quando non so se posso trattenerle.
Ho paura di farti posto
in stanze
che io stessa non ho arredato,
di chiamare futuro
una bozza,
un foglio a matita,
una porta socchiusa.
Tu mi guardi
come se avessi una direzione.
Io ti guardo
e mi sento nebbia,
una nebbia che non mente,
ma non lascia vedere.
Se mi allontano,
non è perché manca calore.
È perché non voglio
che tu costruisca
una casa intera
su un terreno che trema.
E continuo a restare nella nebbia,
perdendomi
per strade sconosciute,
lasciando che il silenzio
sia l’unico compagno
che conosco davvero.